Il clima politico scaturito dalla Restaurazione non era certo dei più favorevoli ad iniziative tradizionaliste: i sovrani vivevano ancora sotto l’incubo della Rivoluzione francese e delle successive imprese napoleoniche. In Italia, poi, la instabilità della situazione induceva a guardare con occhio malevolo ogni forma di intransigenza lealista.
Eppure, in odio all’orientamento generale e a volte in urto con gli stessi sovrani dei quali si proclamavano paladini, uomini convinti della necessità di un ritorno alle situazioni dottrinali e soprattutto morali precedenti alla ventata rivoluzionaria, sorsero un po’ dovunque, ad ammonire contro ogni patteggiamento con i nemici del trono e dell’altare.
Nacque così una sorta di filosofia della reazione, che scatenò polemiche violentissime, ma suscitò anche appassionata devozione ad un principio che i tempi avevano chiaramente dimostrato essere in via di esaurimento.
I tradizionalisti si battettero contro la corrente che minacciava di travolgerli: e in questo dettero prova di coraggio non comune. Perché la loro caratteristica precipua fu proprio la foga, unita ad una ferrea convinzione di essere nel giusto.
Questo saggio illustra le caratteristiche del pensiero del movimento controrivoluzionario in Italia. Un movimento che, in un periodo tanto tormentato come quello della prima metà dell’Ottocento, rappresentò l’ultimo atto di fede di un gruppo di idealisti in una causa che sembrava già perduta.
Francesco Leoni
IL PENSIERO CONTRORIVOLUZIONARIO IN ITALIA
Presentazione di Gianandrea de Antonellis
Edizioni Solfanelli
[ISBN-978-88-3305-596-1]
Pagg. 96 - € 9,00